Con la scadenza del recepimento fissata a maggio 2026, la Direttiva Case Green ridisegna il panorama immobiliare italiano. Ecco cosa devono sapere proprietari, acquirenti e investitori per non farsi trovare impreparati.

Se ne parla ormai da anni, ma adesso la Direttiva Case Green non è più un tema da convegni: è una realtà normativa con cui ogni proprietario di immobile in Italia dovrà fare i conti. L'Unione Europea ha approvato la revisione della Direttiva sulla Prestazione Energetica degli Edifici (EPBD, Energy Performance of Buildings Directive) e l'Italia ha tempo fino al 29 maggio 2026 per recepirla nella legislazione nazionale.
Il punto centrale è semplice da enunciare, ma complesso nelle sue conseguenze: il patrimonio edilizio europeo deve diventare più efficiente dal punto di vista energetico. E l'Italia, con un parco immobiliare tra i più vecchi e meno efficienti d'Europa, è uno dei Paesi dove l'impatto sarà più significativo.
A differenza di quanto si temeva inizialmente, la versione finale della direttiva non impone classifiche rigide per singolo edificio. Non ci sarà, almeno non nella formulazione attuale, un obbligo di portare ogni casa in classe D o superiore entro una certa data. L'approccio scelto è diverso: obiettivi di riduzione aggregata dei consumi energetici del parco edilizio residenziale di ciascun Paese membro.
In concreto, l'Italia dovrà garantire:
La libertà lasciata ai singoli Stati nel definire le modalità di raggiungimento di questi obiettivi significa che molto dipenderà dal decreto di recepimento italiano, attualmente in fase di elaborazione presso il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica.
Per capire la portata della sfida, basta guardare i numeri. Secondo i dati ENEA e ISTAT, circa il 60% degli edifici residenziali italiani si trova nelle classi energetiche F e G, le due più basse. Sono immobili costruiti prevalentemente tra gli anni Cinquanta e Settanta, quando l'isolamento termico non era nemmeno un concetto normativo, e riscaldati con impianti ormai obsoleti.
La situazione varia enormemente da regione a regione. Nelle aree alpine e prealpine, dove gli inverni sono rigidi e le costruzioni spesso risalgono a molti decenni fa, la percentuale di edifici energeticamente inefficienti supera il 70%. Nel centro-sud, paradossalmente, il problema è diverso ma ugualmente serio: edifici costruiti senza alcun isolamento, con infissi inadeguati e impianti di riscaldamento e raffrescamento di vecchia generazione.
A livello nazionale, le stime più accreditate parlano di un investimento complessivo di circa 85 miliardi di euro necessario entro il 2030 per raggiungere gli obiettivi minimi della direttiva. Tradotto in termini individuali, ogni abitazione che necessita di riqualificazione potrebbe richiedere una spesa media nell'ordine dei 40.000-60.000 euro, a seconda della tipologia di intervento e delle condizioni di partenza.
Non tutti gli edifici richiederanno gli stessi lavori. Gli interventi più comuni per migliorare la classe energetica riguardano:
Isolamento dell'involucro edilizio: il cosiddetto "cappotto termico" è l'intervento con il maggior impatto sull'efficienza energetica. Consiste nel rivestire le pareti esterne dell'edificio con pannelli isolanti che riducono drasticamente le dispersioni di calore. Il costo varia tra i 60 e i 120 euro al metro quadro, a seconda del materiale utilizzato e della complessità dell'intervento.
Sostituzione degli infissi: finestre e porte-finestre con vetri a basso emissivo e telai a taglio termico possono ridurre le dispersioni attraverso i serramenti del 40-50%. Un investimento di 500-800 euro a metro quadro che però si ripaga nel tempo attraverso il risparmio in bolletta.
Sostituzione dell'impianto di riscaldamento: passare da una vecchia caldaia a gasolio o a gas non condensante a una pompa di calore o a una caldaia a condensazione di ultima generazione può far guadagnare due o tre classi energetiche in un colpo solo. Da notare che la direttiva prevede lo stop progressivo ai sistemi alimentati esclusivamente a combustibili fossili.
Installazione di impianti fotovoltaici: la produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile non solo riduce i consumi da rete, ma contribuisce a migliorare il profilo energetico complessivo dell'edificio.
È forse questo l'aspetto che più interessa chi possiede un immobile o sta pensando di acquistarne uno. La direttiva Case Green sta già producendo effetti concreti sul mercato, e li produrrà in misura sempre maggiore nei prossimi anni.
I dati delle principali agenzie immobiliari confermano una tendenza chiara: gli immobili in classe energetica A o B si vendono più velocemente e a prezzi mediamente superiori del 15-25% rispetto a immobili comparabili in classe F o G nella stessa zona. Il differenziale di prezzo era nell'ordine del 5-8% appena cinque anni fa, e si sta allargando rapidamente.
Questo fenomeno ha una spiegazione economica precisa: chi acquista un immobile in classe energetica bassa sa che dovrà investire decine di migliaia di euro per adeguarlo, e tiene conto di questa spesa nella trattativa. A questo si aggiunge un fattore psicologico: la percezione che un immobile energeticamente inefficiente sia "vecchio" e "problematico" si sta diffondendo tra gli acquirenti, soprattutto tra i più giovani.
Per i proprietari che intendono vendere nei prossimi anni, il messaggio è netto: più si aspetta a intervenire, più il divario di valore si allargherà. Ristrutturare oggi, quando sono ancora disponibili incentivi fiscali significativi, è più conveniente che farlo tra tre o quattro anni, quando le detrazioni saranno ridotte e la domanda di artigiani e materiali sarà presumibilmente più alta.
Il 2026 rappresenta probabilmente l'ultimo anno con condizioni fiscali relativamente favorevoli per chi vuole riqualificare il proprio immobile. Il Bonus Ristrutturazione prevede una detrazione del 50% per l'abitazione principale (con tetto di spesa a 96.000 euro per unità immobiliare), ridotta al 36% per le seconde case.
Va tenuto presente che dal 2027 le aliquote scenderanno ulteriormente, e che il Superbonus al 110% è ormai un ricordo. Chi ha in programma interventi di riqualificazione energetica farebbe bene a pianificarli entro quest'anno per massimizzare il beneficio fiscale.
Se possedete un immobile in classe energetica bassa, il consiglio è di non attendere passivamente l'evoluzione normativa. Ecco alcuni passi concreti:
La Direttiva Case Green non è un capriccio burocratico europeo. Nasce dalla constatazione che gli edifici sono responsabili del 40% dei consumi energetici e del 36% delle emissioni di CO2 nell'Unione Europea. Ridurre questi numeri è una necessità ambientale, economica e strategica, soprattutto in un contesto in cui la dipendenza energetica dall'estero continua a essere un fattore di vulnerabilità.
Per il mercato immobiliare italiano, questo significa che l'efficienza energetica non sarà più un "plus" ma un requisito di base. Gli immobili che non si adegueranno vedranno il loro valore erodersi progressivamente, mentre quelli riqualificati beneficeranno di una domanda crescente e di costi energetici sempre più contenuti.
Come agenzia immobiliare, il nostro consiglio è di affrontare questa transizione con pragmatismo e lungimiranza. I costi sono significativi, è vero, ma l'alternativa — possedere un immobile che perde valore anno dopo anno — è decisamente più costosa nel lungo periodo.
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