La classe energetica sta cambiando il mercato immobiliare. Ecco perché un immobile in classe A vale fino al 40% in più di uno in classe G, e cosa fare per migliorare la propria casa.

Fino a qualche anno fa la classe energetica di un edificio era poco più di una formalità: un foglio da allegare all'atto notarile che pochi leggevano davvero. Oggi le cose sono cambiate radicalmente. La classe energetica influenza il prezzo di vendita, la facilità di trovare un acquirente, l'accesso ai mutui agevolati e, naturalmente, le bollette che pagherete ogni mese. Ignorarla è diventato un lusso che non ci si può più permettere.
L'Italia usa un sistema a 10 classi. In cima c'è la A4, l'eccellenza assoluta: edifici a consumo quasi zero, meno di 15 kWh per metro quadro all'anno. In fondo c'è la G, che identifica gli edifici "colabrodo" — quelli che d'inverno mangiano gasolio o gas come se non ci fosse un domani e d'estate sono forni a cielo aperto.
Il problema? Più della metà delle abitazioni principali italiane si trova in classe F o G. Per le seconde case la percentuale sale al 70%. Solo il 12% circa raggiunge la classe A. Siamo un paese con un patrimonio edilizio vecchio e inefficiente, e l'Europa ce lo sta dicendo con sempre maggiore insistenza.
La Direttiva UE 2024/1275 — quella che tutti chiamano "Case Green" — non obbliga più a raggiungere una classe specifica entro una certa data (come si temeva nelle prime bozze), ma chiede una riduzione del consumo medio: -16% entro il 2030 e -20/22% entro il 2035. Almeno il 55% del risparmio deve venire dagli edifici peggiori, quelli in classe G.
L'Italia ha tempo fino al 29 maggio 2026 per recepire la direttiva, e grazie al Superbonus e agli altri incentivi già realizzati ha raggiunto una riduzione del 9,1% — circa a metà strada. Ma il percorso è ancora lungo, e chi ha un immobile in bassa classe energetica dovrebbe iniziare a pensare seriamente alla riqualificazione.
I numeri sono chiari e parlano da soli. Un immobile in classe A vale in media il 25% in più di uno equivalente in classe G. Nelle grandi città la differenza arriva al 40%. Tradotto in cifre concrete: gli immobili in classe A-B si vendono a circa 3.000 euro al metro quadro, quelli in classe F-G a meno di 2.000.
E la forbice si sta allargando. Nell'ultimo biennio gli immobili efficienti hanno guadagnato l'8% di valore, quelli inefficienti ne hanno perso il 2%. Non è una moda passeggera: è il mercato che si adegua a costi energetici più alti e a una consapevolezza ambientale crescente.
Il cappotto termico è l'intervento con il maggior impatto: riduce le dispersioni dell'involucro del 40-50% e può far guadagnare da 1 a 3 classi. Costa 80-150 euro al metro quadro per l'esterno. Per un appartamento da 100 m² in condominio la quota parte si aggira sugli 8.000-15.000 euro.
La sostituzione degli infissi incide meno ma è comunque importante: le finestre sono responsabili del 20-25% delle dispersioni termiche. Finestre in PVC con doppio vetro partono da 270-450 euro l'una, un investimento che si sente anche nel comfort acustico.
Passare a una pompa di calore taglia i consumi del 30-50% rispetto alla vecchia caldaia a gas. Costo: 6.000-12.000 euro, installazione inclusa. E non dimentichiamo il fotovoltaico: un impianto da 3 kW costa 4.000-5.000 euro e in molti casi copre una buona fetta del fabbisogno elettrico.
La combinazione di tutti questi interventi — cappotto, infissi, pompa di calore, fotovoltaico — può portare un edificio dalla classe G alla A/B. Per una villetta il costo complessivo è nell'ordine dei 50.000-80.000 euro, ma con gli incentivi in vigore nel 2026 (Ecobonus al 50-65%, Conto Termico 3.0 fino al 65%) una fetta consistente torna indietro.
L'Attestato di Prestazione Energetica è obbligatorio per vendere, affittare e persino per pubblicare un annuncio immobiliare. Lo redige un tecnico abilitato dopo un sopralluogo, costa 120-300 euro e vale 10 anni. Le sanzioni per chi non lo presenta vanno da 500 a 18.000 euro, a seconda dei casi. Non è una formalità: è il biglietto da visita energetico della vostra casa.
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