
Comodato d'uso differenze locazione. Perché non bisogna confondere un contratto di comodato d'uso gratuito con una locazione?
Perché non bisogna confondere un contratto di comodato d’uso con un contratto di locazione?
Benvenuto in questo nuovo articolo, oggi affrontiamo una caso particolare nei contratti: la scrittura di comodato d’uso gratuito.
Iniziamo col dire che questa tipologia di contratti prevede la stipula di un accordo che sancisce il godimento di un bene a titolo non oneroso, questa è la prima differenza con un contratto di locazione.
Art. 1803 cc
Il comodato è il contratto col quale una parte consegna all’altra una cosa mobile o immobile, affinché se ne serva per un tempo o per un uso determinato, con l’obbligo di restituire la stessa cosa ricevuta. Il comodato è essenzialmente gratuito.
Una differenza sostanziale è sulla nomenclatura delle parti, che verranno chiamate non più con i termini locatore e locatario, bensì comodante (chi concede) e comodatario (chi riceve).
In questa scrittura, solitamente, chi riceve in godimento un immobile viene nominato custode dello stesso, con relativi obblighi di mantenerlo in efficienza.
Altra differenza sostanziale è la durata, in questa fattispecie le parti possono concordare anche una durata illimitata del periodo di godimento, interrotto solo da una comunicazione da parte del comodante, rispettando il preavviso previsto.
Questa tipologia di contratti, per loro natura semplicistica, viene regolamentata esclusivamente da articoli del codice civile e negli anni non è stato oggetto di focus da parte del legislatore.
Il contratto di comodato ad uso gratuito, essendo di per sé una scrittura privata non onerosa, sconta la relativa imposta di registro di 200 euro in quota fissa e l’imposta di bollo da 16 euro ogni 4 facciate di un foglio protocollo, ovvero ogni 100 righi.
Spesso viene utilizzato da parenti diretti come padre e figlio, dove il rapporto di causa ed effetto è chiaramente dimostrabile.
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