L'home staging aumenta il valore percepito e riduce i tempi di vendita. Tecniche professionali, consigli fai-da-te e perché le foto fanno vendere più delle visite.

Ci è capitato più volte: un immobile oggettivamente valido — posizione buona, metratura giusta, prezzo in linea col mercato — che restava fermo per mesi senza ricevere offerte serie. Poi bastava un intervento di presentazione, a volte sorprendentemente semplice, e nel giro di poche settimane arrivava la proposta d'acquisto. Non è magia: è home staging.
L'home staging non significa nascondere i difetti o imbrogliare l'acquirente. Significa presentare l'immobile nel modo migliore possibile, esaltando i suoi punti di forza e permettendo a chi visita di immaginarselo come "casa propria". È la differenza tra un piatto servito bene e lo stesso piatto buttato nel piatto: il contenuto è lo stesso, ma la percezione cambia completamente.
I numeri lo confermano: un immobile preparato con cura si vende in media nel 77% del tempo in meno e il prezzo finale è del 5-15% più alto. Considerando che oltre il 90% degli acquirenti inizia la ricerca online, la prima selezione avviene davanti a uno schermo. Se le foto non colpiscono, la visita non ci sarà mai.
La prima regola — e anche la più difficile da accettare per chi ci vive — è togliere. Togliere tanto. Le foto dei figli, i soprammobili della nonna, i magneti sul frigo, il portaspezie traboccante. Non è questione di gusto: è che il compratore deve poter proiettare la sua vita in quegli spazi, e non riesce a farlo se ogni angolo racconta la vita di qualcun altro.
Vale anche per gli armadi, che i compratori aprono sempre. Un armadio pieno fino all'orlo comunica "qui non c'è spazio", anche se lo spazio in realtà c'è. Svuotatelo almeno del 30% e ordinatelo. Lo stesso per il bagno: via tutti i prodotti personali, dentro asciugamani puliti e piegati, magari bianchi. L'effetto "camera d'albergo" funziona alla grande.
Sembra banale dirlo, ma una pulizia profonda è il singolo intervento con il miglior rapporto costo-risultato. Pavimenti che brillano, vetri trasparenti, fughe delle piastrelle pulite, niente cattivi odori. Il fumo, gli animali domestici, l'umidità: sono odori che chi ci vive non percepisce più, ma il visitatore sente al primo respiro.
Poi c'è la luce. La luminosità è in assoluto la caratteristica più apprezzata dagli acquirenti, in ogni sondaggio e in ogni fascia di prezzo. Aprite tutto: tende, persiane, scuretti. Accendete le luci anche di giorno se serve, e sostituite le lampadine fulminate con luce calda.
Le piccole riparazioni costano pochissimo ma comunicano tantissimo. Un rubinetto che gocciola, una maniglia rotta, un muro con i buchi dei quadri: sono dettagli che dicono "questa casa è stata trascurata" e fanno scattare nel compratore il pensiero "chissà cos'altro c'è che non vedo". Investite 200-300 euro in queste cose: il ritorno è sproporzionato.
Per un appartamento standard, un intervento professionale completo — sopralluogo, progetto, noleggio arredi, allestimento e servizio fotografico — costa dai 1.500 ai 5.000 euro. Sembra tanto? Il ROI medio è di 5-10 euro per ogni euro investito. Tradotto: se spendete 2.000 euro e l'immobile si vende al 10% in più, su un appartamento da 100.000 euro avete guadagnato 8.000 euro netti.
Per chi vuole fare da sé con un budget minimo, i punti su cui concentrarsi sono quelli che abbiamo visto: decluttering, pulizia profonda, luce, qualche pianta verde, un paio di cuscini nuovi sul divano. Con 200-500 euro e un weekend di lavoro si può già fare molto.
Foto scure, storte, fatte col telefono, con la tv accesa e le scarpe davanti alla porta: è il modo più rapido per far scappare un potenziale acquirente. Una volta che la casa è pronta, investite in un servizio fotografico professionale. Grandangolo calibrato (non distorto), luce naturale, post-produzione accurata. Oggi ci sono anche i virtual tour a 360° e i video walkthrough, strumenti che permettono una "visita" preliminare da casa propria.
Lo ripetiamo: nel 2026, vendere casa inizia online. E online, le foto sono tutto.
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